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CAPPIO AL COLLO

  • Immagine del redattore: Margherita Pavan
    Margherita Pavan
  • 23 set 2025
  • Tempo di lettura: 2 min
Ci sono libri che si leggono con curiosità e altri che si vivono come un’esperienza. “Cappio al collo”, scritto da Riccardo Pavan insieme a Paolo Massone, appartiene alla seconda categoria. È un romanzo che non lascia indifferenti, che stringe come una morsa e che accompagna il lettore in un viaggio fatto di tensione, scelte estreme e domande scomode sulla natura umana.
Ci sono libri che si leggono con curiosità e altri che si vivono come un’esperienza. “Cappio al collo”, scritto da Riccardo Pavan insieme a Paolo Massone, appartiene alla seconda categoria. È un romanzo che non lascia indifferenti, che stringe come una morsa e che accompagna il lettore in un viaggio fatto di tensione, scelte estreme e domande scomode sulla natura umana.


Un titolo che dice tutto



Il titolo non è solo evocativo, ma una vera e propria metafora: il “cappio” è ciò che incombe sul protagonista, una minaccia costante che non è soltanto fisica ma anche psicologica. È la rappresentazione di un destino che si stringe intorno alla gola, di una vita in bilico tra colpa e redenzione, tra giustizia e condanna.



Un romanzo che nasce dal reale



La penna di Pavan porta con sé l’esperienza dell’avvocato: nelle pagine si percepisce il peso delle aule di tribunale, delle leggi, delle sfumature che distinguono la verità processuale da quella umana. Accanto a lui, la scrittura di Massone contribuisce a dare ritmo e tensione, costruendo un intreccio che cattura e sorprende.



Un noir che fa riflettere



“Cappio al collo” non è solo una storia di mistero o di indagine: è anche una riflessione sulla condizione dell’uomo di fronte al limite. Il protagonista vive sospeso, schiacciato dal peso delle proprie scelte e dal giudizio degli altri. Chi legge si trova trascinato in un vortice che non è solo narrativo, ma anche morale.



Perché leggerlo



  • Perché unisce realismo giuridico e tensione narrativa.

  • Perché non si limita a intrattenere, ma costringe a interrogarsi.

  • Perché dimostra che la narrativa contemporanea italiana ha ancora molto da dire, soprattutto quando nasce da un incrocio di esperienze diverse come quelle di Pavan e Massone.




Conclusione



“Cappio al collo” è un romanzo che merita attenzione: intenso, lucido e inquietante al punto giusto. Una lettura consigliata a chi ama i noir che non si accontentano di risolvere un mistero, ma scavano nelle pieghe più profonde della coscienza umana.


 
 
 

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